lunedì 16 marzo 2009

31 anni fa una strage....voglio ricordare

Trentuno anni fa ci fu una strage: due carabinieri Domenico Ricci e Oreste Leonardi e tre poliziotti Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Franceresco Zizzi furono barbaramente uccisi mentre compiendo il proprio dovere difendevano la vita dell'On. Aldo Moro.



55 giorni dopo veniva ritrovato il corpo del Presidente Moro
in una renault rossa.
Le Brigate Rosse si sono macchiate di questi e di innumerevoli altri delitti.


Lo Stato italiano forse se avesse voluto lo avrebbe evitato.






Come oggi potrebbe evitare che quei "terroristi" senza chiedere scusa, senza nessun profondo ravvedimento insegnino nelle università e sono anche liberi di continuare a oltraggiare le loro vittime e sopratutto i parenti delle loro vittime.

A Domenico, Oreste, Raffaele, Giulio, e Francesco.... al loro coraggio, al loro senso del dovere, alla loro abnegazione..... va il mio pensiero.

L'auspicio è che uomini così, oggi, in questo particolare momento storico, si affermino nella politica, nell'economia, nella cultura, nella società per il bene del nostro amato paese: l'Italia.


Un caro saluto, Domenico .







domenica 15 marzo 2009

sono diventato ZIO.....evviva !!!

La vita riserva anche delle bellissime gioie.
Da Venerdì con mia moglie siamo nuovamente ZII.


A Matteo, Giovanni, Anna e Marta

adesso si è aggiunto: ANTONIO Bonfanti.

E' bellissimo. Ringraziamo Dio pregandolo di benedire il suo papà Lorenzo e la sua mamma Maria per il loro SI ALLA VITA.

Zio Domenico !!!

venerdì 13 marzo 2009

mentre le parole abbondano la vita di chi è in crisi scorre inesorabilmente.....!!!

Cari amici questa volta cedo volentieri un post del mio blog per portarvi la testimonianza di mio fratello Gianfranco.....mentre le parole abbondano la vita di chi è in crisi scorre inesorabilmente....in crisi non per colpe proprie ma per errori di altri...errori gravi, errori dalle conseguenze gravi, gravissime....non si scherza con la vita delle Persone !!!


Buonasera a tutti!

Mi chiamo Gianfranco, ho 35 anni, sono sposato ed ho 2 figli!

Mi è stato chiesto di portare in questo incontro la mia testimonianza… scusate se ve la leggo, ma l’imbarazzo c’è, anche perché è la prima volta che parlo in pubblico!

Nell’ottobre del 2001, quindi appena 7 anni e 5 mesi fa, sono stato assunto dalla Natuzzi Spa e, dopo 2 anni di Contratto Formazione Lavoro, nell’ottobre del 2003 ho firmato il mio Contratto a Tempo Indeterminato!

Ricordo che quando uscii dall’ufficio del Direttore e feci ritorno al mio banco di lavoro mi rivolsi ad un mio collega alzando le mani in segno di “Vittoria” e ricevetti gli auguri da tutto il Reparto!

Ce l’avevo fatta!!! Un Contratto a Tempo Indeterminato!!!

Mio padre ha lavorato una vita come gruista all’Italsider e ricordo il giorno in cui è tornato e mi ha detto che era andato in pensione: beh, ammetto che quando alzai le braccia in segno di felicità per l’obbiettivo raggiunto ho immaginato proprio la mia vita lavorativa, di li in avanti, all’interno di una Grande Azienda come la Natuzzi e anche il giorno della mia pensione!!! Ho immaginato e mi sono augurato, cioè, una lunga vita lavorativa colma di soddisfazione e gratificazioni!!!

Ma dopo appena 4 anni e 9 mesi i miei sogni ed i miei progetti sono stati cancellati!!!
L’11 luglio scorso mi è stata spedita a casa una lettera Raccomandata con Ricevuta di ritorno nella quale l’Azienda mi informava che, per motivi tecnico-organizzativi ed a causa della crisi, ero stato messo in Cassa Integrazione Straordinaria a Zero Ore, senza fornirmi alcun’altra spiegazione e motivazione!

Da un giorno all’altro ho fatto un balzo in dietro di 8 anni, quando, ancora fidanzato ero alla ricerca di un posto di lavoro, solo che nel presente ho famiglia e un mutuo di 600 € al mese da pagare ancora per 12 anni!!!

Dopo aver fatto sempre il proprio dovere, dopo che ho imparato ad amare il mio lavoro, dopo che in tante occasioni ho difeso l’Azienda Natuzzi di fronte a chi sosteneva che ci stava solo sfruttando, mi sono ritrovato con un pugno di mosche in mano, con un futuro oscurato e tanta tanta rabbia!!!

Sono 8 mesi che vivo l’agonia del Cassintegrato: a giugno scade l’accordo di Cigs firmato a Roma un anno fa; il mio computer è colmo di e-mail inviate ad aziende in tutt’Italia, ma, in qualsiasi settore, o vogliono l’esperienza di almeno 2-3 anni, oppure cercano i laureati!

La Natuzzi in questo momento mi sta dando il Contentino del Corso di Formazione da 80 ore per Disegnatore d’Arredi… ma non è in profonda crisi il settore dell’arredamento?!

Se si parla di riqualificazione si deve per forza di cose parlare di diversificazione!!!
Che senso ha mettermi fuori dalla produzione di divani e formarmi per disegnarli al computer?!

… Tutto questo non è altro che l’ennesima presa in giro da parte di una persona che si definisce Imprenditore di questa nostra terra e di questo nostro popolo, ma che a questa nostra terra ed a tutto il nostro popolo ha dato solo una immensa illusione!!!

Comunque voglio concludere questa mia testimonianza con l’Ottimismo e con l’augurio, rivolto a chi come me si trova in una situazione di difficoltà lavorativa, di crescere anche grazie alle esperienza negative e di riuscire a trovare la propria strada e la propria realizzazione!!!

GRAZIE!!!

venerdì 27 febbraio 2009

incredibile....c'è stato pure questo


non c'è davvero di cui soprprendersi......il male davvero non ha limiti !!

leggete un pò quello che è successo......DIABOLICO !!!


un caro saluto, Domenico






INCREDIBILE, MA VERO! SURREALE CENA PER RINGRAZIARE I GIORNALISTI


Un ricco catering nella sua villa seicentesca, quella dove nonni, genitori e poi i figli hanno studiato da avvocati, camerieri in guanti bianchi, i migliori vini friulani: Eluana attendeva ancora sepoltura l'altro ieri sera, quando nelle campagne fuori Udine l'avvocato Campeis -il legale udinese di Beppino Englaro ­ha imbandito la sua tavola per i giornalisti. «So già che mi mancherete molto; con questa cena vi voglio ringraziare per la vicinanza e la collaborazione che ci avete dato... ». C'erano quasi tutti i colleghi della carta stampata, accolti con raffinatezza nel lusso di Villa Campeis. C'era finalmente Renzulli, figura storica del socialismo friulano, dicono il protagonista occulto dell'intera vicenda. In alto i calici: impresa giunta a buon fine. La festa è andata avanti fin quasi all'alba, poi tutti a letto, sazi, ma qualcuno anche turbato: «Ci siamo andati - racconta il collega di un grande quotidiano - : effettivamente era qualcosa di surreale». Al mattino, viso stanco e occhiaie per tutti: bisogna correre a Paluzza, ieri si seppelliva Eluana.13 febbraio 2009


fonte BASTABUGIE

giovedì 26 febbraio 2009

...a tutti gli uomini Liberi e Forti......


Sono impegnato insieme agli amici dell'UDC di Laterza alla costruzione dell'UNIONE di CENTRO, pertanto vorrei proporre a voi tutti il Manifesto per la la Nuova Italia presentato a Todi durante il Convegno organizzato dalla Fondazione Liberal.



A tutti gli uomini liberi e forti,che in questa grave orasentono alto il doveredi cooperare ai fini supremi della Patria,senza pregiudizi né preconcetti,facciamo appello perché,uniti insieme,propugnino nella loro interezzagli ideali di giustizia e di libertà”

Luigi Sturzo



L’Italia ha bisogno di una profonda rigenerazione politica e morale. È giunto di nuovo il tempo di fare appello alle sue migliori energie, allo slancio delle donne e degli uomini liberi, alla responsabilità delle donne e degli uomini forti, per determinare una grande svolta nel futuro della nazione.Novanta anni dopo l’atto di coraggio di Luigi Sturzo, un nuovo coraggioso impegno è richiesto a chi crede nel valori della giustizia e della libertà.Perciò nasce l’Unione di Centro. Per proporre una nuova casa politica a tutti i popolari, i liberali, i moderati e i riformisti italiani che avvertono con preoccupazione il vuoto etico e politico sul quale si basa l’attuale sistema dei partiti. La cosiddetta Seconda Repubblica è fallita. Non ha saputo ricostruire il corpo e l’anima della nostra democrazia. Non ha creato le basi di un nuovo patto istituzionale tra gli italiani.Quando, negli anni Novanta, crollò il vecchio sistema, quattro erano le grandi questioni che giustificavano la transizione verso un nuovo tempo della Repubblica: 1) La questione istituzionale, già posta alla fine degli anni Settanta, affrontata lungo il corso degli Ottanta e infine riproposta dall’illusione referendaria. 2) La questione giudiziaria, parte essenziale della questione istituzionale, esplosa drammaticamente in un inedito, radicale e pericoloso conflitto con la politica di settori della magistratura, dei media e dell’opinione pubblica. 3) La questione dell’unità nazionale e del sistema delle autonomie, nell’incombente rischio di una nuova frattura storico-sociale tra Nord e Sud. 4) La questione della modernizzazione economica, sentita come ineludibile, in tutti i campi della vita pubblica, per ricollocare l’Italia in sintonia con le esperienze più avanzate dell’Occidente.Ebbene, tutte queste questioni sono ancora davanti a noi, irrisolte; anzi, incancrenite dal tempo perduto. Abbiamo ormai alle spalle quasi un ventennio sprecato. Le pochissime realtà riformate (Regioni, Comuni, legge elettorale) lo sono state seguendo suggestioni del momento o logiche di convenienza, fuori da un omogeneo progetto nazionale. E così si continua ancora oggi, tentando di piegare leggi elettorali e nodi istituzionali agli interessi di parte. Bisognerebbe trovare le sedi e gli strumenti per soluzioni largamente condivise. Il panorama è stato invece dominato da una sorta di guerra civile ideologica.Il risultato è che la cosiddetta Seconda Repubblica ha finito per mettere in archivio i concetti di “interesse generale” e di “bene comune” che sono invece il fondamento di ogni democrazia. Ha offuscato la partecipazione popolare alla vita pubblica trasformando il consenso in audience, le strategie politiche in surrogato quotidiano dei sondaggi, i partiti in clan elettorali dei leader e, infine, ciò che è più grave, il Parlamento in una sorta di “ente inutile”, pura cassa di risonanza dell’Esecutivo. Non è questa la modernità politica che gli italiani pretendevano. Fingendo di costruire una “democrazia degli elettori” si è, in realtà, dato vita ad una soffocante “democrazia delle oligarchie”. Questo è il vero volto dell’Italia nel primo decennio del XXI secolo.Per questo nasce l’Unione di Centro. Per aprire un nuovo tempo della Repubblica. Per ricostruire i valori fondativi della democrazia italiana: l’interesse nazionale e il bene comune come esclusiva finalità dell’agire politico. La competenza, lo spirito di servizio, il senso dello Stato come modello di selezione della classe dirigente. Il ruolo dei “corpi intermedi” nella gestione della cosa pubblica. La partecipazione popolare come motore della vita associata. Il dovere di “guidare” eticamente e politicamente ilPaese, al di là delle effimere rilevazioni statistiche del consenso. La democrazia nei partiti e nei sistemi elettorali come unica garanzia di libertà per tutti gli eletti e per tutti i cittadini. La centralità del parlamento come sede legittima della formazione dell’interesse pubblico. Fuori da questa “cornice di valori” nessuna democrazia può avere futuro.L’Unione di Centro, partita dall’incontro tra l’esperienza storica dell’Udc con nuove realtà di movimento come la Rosa per l’Italia, i circoli liberal e i Popolari democratici, forte dei due milioni di consensi che, nelle elezioni del 2008, le hanno permesso di resistere all’illusione del “voto utile”, nasce per proporre ai cittadini italiani di tutti gli schieramenti che vivono il disagio del finto bipartitismo, al mondo del volontariato e dell’associazionismo laico e cattolico, un grande progetto politico: l’orizzonte di un nuovo partito popolare e liberale di governo.L’unità politica dei cattolici è formula che appartiene ad altra e superata stagione storica. Ciò però non vuol dire che tutti coloro che si riconoscono nell’ispirazione cristiana debbano necessariamente accettare la “diaspora” come condanna inappellabile della storia dei cattolici italiani, come se dovesse essere obbligatorio vivere in “partibus infidelium”, e non possano invece ritrovarsi in una stessa casa politica, se la cornice identitaria e programmatica corrisponde ai loro valori.Ma non è certo questo il tempo di “rifare la Dc”. Il passato è il nostro tesoro di esperienza e di saggezza. Ma il presente e il futuro ci chiedono di aprire un diverso tempo politico. Il tempo di un nuovo soggetto nel quale i popolari, i liberali, i riformisti, i moderati di tutte le aree politiche riscoprano insieme la via maestra del Centro come luogo sempre essenziale per il governo.C’è un popolo cristiano che guarda alla politica con diffidenza, ma che sa che solo attraverso la politica può ottenere risposta alle sue esigenze. C’è un popolo laico che non si riconosce più nelle posizioni laiciste e che sente giunta l’ora di intraprendere nuovi sentieri.È giunto dunque il momento di aprire una nuova storia politica. Non un “terzo polo” di risulta tra due immutabili giganti bipolari, ma un’offerta politica, di governo, di partecipazione democratica del tutto nuova, che nasca dalla “rottura” del finto bipartitismo, pericolante esito del fallimento della cosiddetta Seconda Repubblica. Un centrosinistra che metta insieme tutto, dall’estrema sinistra al centro, così come un centrodestra costruito con analoga disomogeneità non sono stati e non saranno mai in grado di governare, nella stabilità, l’innovazione.L’Italia di oggi è malata di immobilismo, mentre tutt’intorno il mondo cambia e prepara, a cominciare dagli Stati Uniti, l’avvento di una nuova era. Noi siamo fermi. La grave crisi economica internazionale mette in discussione la tenuta del nostro patto sociale e denuncia come ormai intollerabili le arretratezze del nostro sistema istituzionale ed economico. Il deficit di valori che colpisce soprattutto le giovani generazioni sta facendo nascere un vero e proprio allarme sulla tenuta etica della nostra società.Non c’è più tempo da perdere. Non c’è più tempo per pigrizie, per paure, per coltivare piccole rendite di posizione. È tempo di rimettersi in cammino. Con il coraggio dei liberi e dei forti.


Roma, 20 febbraio 2009

lunedì 23 febbraio 2009

non è un Partito come gli altri !!!

... Partito della Nazione
non una Margherita del 2020 ...
... neanche un centro che abbia un percorso predeterminato
ma un progetto alto all’insegna dell’unità della Nazione e nel suo esclusivo interesse ...
è ora di uscire dalla logica della demonizzazione dell’avversario ...
Il Pdl ha legato il suo destino a un leader...i grandi partiti non legano a un leader la loro storia.
Noi dobbiamo mettere la prima pietra di un partito che rimanga, al di là delle persone...
Il nostro progetto non è affidato alle suggestioni della pubblicità...
è rivolto a coloro che nel Pd vivono un senso di disagio, ma anche a chi nel Pdl ora vede tutte le distorsioni e richiamato alla disciplina ha paura...
L’obiettivo è puntato anche verso il mondo delle imprese e dell’associazionismo.....
...mettere al centro i problemi dell’Italia l'unica vera variabile politica per il futuro

PIER FERDINANDO CASINI
21 Febbraio 2009


cercherò di dare ill mio contributo perchè queste parole che esprimono buoni intendimenti diventino Buona Politica come voleva Don Lugi Sturzo 90 anni fa.....spero di farlo insieme a molti di voi....

un caro saluto, Domenico.

silenzio perfavore ...!!!




faccio mia la seguente considerazione:


Periodicamente Beppino Englaro ha chiesto il silenzio stampa sulla sua vicenda. Più o meno ogni quindici giorni, negli ultimi mesi. E periodicamente lo ha infranto lui per primo.
Quando è morta Eluana ha dichiarato “non parlo più”. I suoi legali hanno minacciato querele per chi aveva parlato di assassinio di Eluana (sarà morta di freddo?). Neanche quindici giorni dopo la sua morte, nella giornata di sabato, Beppino Englaro ha rispettivamente:
- rilasciato un’intervista al Corriere della Sera per dichiarare il suo ardore socialista;
- partecipato ad un comizio telefonico alla manifestazione di Roma contro il DDl sul fine vita per ribadire che la proposta di legge della maggioranza è una barbarie (evidentemente le sue sono tutte opere di carità);
- partecipato alla trasmissione di Fabio Fazio, a rincarare la dose, in una puntata di cui Fabio Fazio dovrebbe solo vergognarsi per la faziosità: ma non ci sono commissioni di controllo, alla Rai?

Sappiamo adesso che domani mattina, lunedì, parteciperà alla trasmissione sui Rai Tre “Cominciamo bene”.
Noi abbiamo sempre rispettato Beppino Englaro e le sue decisioni, pur giudicandole aberranti. Ma quando è troppo, è troppo: se dice di voler stare zitto, stìa zitto. Se invece vuole rimanere un personaggio pubblico allora non dica di voler tacere, parli pure come è legittimo che faccia, ma si prepari ad essere contestato, attaccato, criticato e trattato come tutti: se per lui questa legge è una barbarie, e lo vuole gridare al mondo, non protesti poi se qualcuno pensa e dice che la barbarie vera è stata il modo in cui è morta sua figlia.


ASSUNTINA MORRESI stranocristiano

domenica 22 febbraio 2009

PRIME RISPSOSTE...PRIME VERITA'

Cari amici eccomi ad aggiornare il blog. Lo faccio ritornando sulla tragica vicenda di Eluana.
Ecco cosa una giornalista della RAI aveva dichiarato a tutta Italia:

"Eluana irriconoscibile, devastante vederla"

"Era completamente immobile, gli infermieri e i sanitari erano costretti a spostarla ogni due ore per evitare che il corpo
si piagasse. Le orecchie avevano delle lesioni perché l'unica parte che non si poteva tutelare era questa"


in precedenza suo padre era arrivato ad affermare che sua figlia pesava 35 Kg e che su di lei si stavano solo accanendo con violenza .....ma la VERITA' è questa o quella delle suore che l'hanno accudita per 15 anni ?
vi prego di leggere sempre AVVENIRE

11 Febbraio 2009

TRA VERITÀ E INGANNI

«Deturpata? Era bella, sette giorni fa»

«Non è possibile che Beppino abbia detto questo», mormorava ieri a Lecco suor Rosangela, dopo aver letto sul 'Corriere' di una E­luana che pesava 35 chili e il cui vol­to era deturpato dalle piaghe. «For­se si riferiva a questi ultimi giorni, dall’arrivo a Udine, ma come può essere cambiata così?», si chiedeva senza capire... Una settimana sen­za più cure né sollievi e quattro giorni senza cibo né acqua, sospe­si per intero e all’improvviso, sono torture, è vero, ma possono basta­re? «Da qui è andata via che era bel­la - taglia corto la suora - , del resto verranno pur fuori le cartelle clini­che, basterà andare a leggere l’ulti­mo bollettino di Defanti prima del­la partenza da Lecco. È scritta ogni cosa, qui in collaborazione con lui si seguiva un percorso ben preciso e dettagliato, risulterà tutto». E le accuse di Beppino? Alza le spalle lasciando trasparire solo affetto.

«È un uomo tutto da capire». Ora che importanza può avere che Eluana avesse un aspetto salubre o malato, che fosse magra o in car­ne? Oggi davvero tutto questo sa­rebbe abissalmente lontano, persi­no grottesco. Se non fosse che quel corpo, anche ora che tace, conti­nua a parlare, eccome se parla. E racconta anni di assistenza perfet­ta a tutti i livelli. O invece altrettanti anni di «violenze subìte», a sentire chi vorrebbe una Eluana scarnifi­cata, «dalla faccia che si era rinsec­chita come il resto del corpo», che « pesava meno di 40 chili » , le cui «braccia e gambe erano rattrappi­te » , con il viso tutto piagato da « quelle lacerazioni che ai vecchi vengono sul sedere o sulla schiena ma a lei anche in faccia»... Questo si leggeva infatti sul 'Corriere del­la Sera' di ieri a firma Marco Ima­risio, questo il papà di Eluana gli ri­feriva « ancora ieri mattina » ( cioè lunedì 9, giorno della morte), of­frendo un quadro raccapricciante dello stato di sua figlia (che lui ha visto per l’ultima volta martedì 3, il giorno dopo l’arrivo a Udine).

Bi­sognerebbe solo tacere, adesso, ma simili dichiarazioni disorientano un’opinione pubblica che non sa più dove sta la verità e ha diritto di sapere: perché l’uccisione di Elua­na non è (e non è mai stata) un fat­to privato, e oggi sostenere che fos­se in stato terminale, un lumicino che attendeva solo un soffio per spegnersi, suona come una gravis­sima e fuorviante deriva. L’ennesi­ma. Difficile, peraltro, da sostene­re: non solo lo stesso neurologo Carlo Alberto Defanti ancora l’al- troieri (lunedì 9), non prevedendo il crollo della paziente, insisteva sul­le sue 'ottime' condizioni fisiche («al di là della lesione cerebrale è u­na donna sana, mai una malattia, mai un antibiotico, probabilmente resisterà più a lungo della media»), ma curiosamente lo stesso ' Cor­riere' per due giorni consecutivi ha affidato a un’altra dei suoi inviati a Udine la descrizione dello stato di Eluana, di segno opposto a quella del collega: per altri tre o quattro giorni, scriveva infatti Grazia Ma­ria Mottola sabato 7 febbraio, «il suo volto resterà ancora intatto, le guance piene, gli occhi allungati, le labbra rosa... » , certo, aggiungeva poi, non ha più l’ombretto azzurro sulle palpebre né le pose da mo­della delle foto di vent’anni fa, ma è «pur sempre bella anche oggi, so­prattutto per la pelle, ancora bian­ca e distesa». Solo tra qualche gior­no, diceva dopo aver sentito De­fanti e De Monte, « il viso comin­cerà ad affilarsi, e zigomi e naso spunteranno sempre più pronun­ciati. Ma nessuno permetterà che la sua pelle si raggrinzisca e perda il candore».

Ancora lo stesso quoti­diano e la stessa cronista, domeni­ca 8 febbraio, dedica un intero ar­ticolo a descrivere un’Eluana che è ovviamente « l’immagine sbiadita della bruna stupenda» di un tem­po, ma ha gli stessi lineamenti so­lo più delicati ed è ancora bella. La giornalista rivela di averla vista dal vivo nella stanza di Lecco più vol­te, anche a ottobre nel giorno in cui un’emorragia se la stava portando via. Anche in quelle condizioni «la pelle è chiara e distesa, gli occhi profondi che non si fermano mai», ma la bocca «si apre e si chiude boc­cheggiando » per la morte che pare imminente. Invece la crisi passa e pochi giorni dopo «il viso è sempre lo stesso», la vita riprende i suoi rit­mi con « le passeggiate in carroz­zella, la ginnastica tra le mani del­le suore » . E, aggiungiamo noi, di quattro fisioterapisti che tutti i gior­ni si alternavano per tenere tonici i muscoli e sano il fisico. Girata con­tinuamente nel letto antidecubito, Eluana non aveva una piaga e i suoi arti erano sodi grazie alla ginnasti­ca passiva, quella che migliaia di al­tri pazienti in stato vegetativo pur­troppo non ottengono, dati i costi di simili trattamenti. Allo stesso De­fanti la sera dell’emorragia aveva­mo chiesto personalmente come Eluana potesse essere così florida e sana, senza una piaga, e il medico aveva attribuito senza esitazioni il merito «a queste suore che volon­tariamente la assistono con una competenza e abnegazione che io non ho mai visto altrove».

E così stridono ancora di più le ul­time dichiarazioni rilasciate ieri se­ra da Beppino al tg del Friuli: «Non perdòno la mancanza di rispetto nei riguardi di Eluana e della mia fa­miglia tutti questi anni. Eluana ha subìto non un accanimento tera­peutico, ma una violenza terapeu­tica: non voleva che nessuno le mettesse le mani addosso e loro lo hanno fatto continuamente per 17 anni». Anche dinanzi a insinuazioni in­giuriose le suore chiedono solo si­lenzio e preghiera, e ancora ieri si preoccupavano per Beppino, l’uo­mo che hanno sempre rispettato al punto da essere state inflessibili guardiane di quella figlia diventata anche loro, al cui capezzale non ac­cedeva nessuno - senza eccezioni ­se non era accompagnato dallo stesso Englaro. Ieri per ultima alla ridda di voci si è aggiunta quella di Marinella Chiri­co, giornalista Rai, che domenica pomeriggio, quando Eluana era già priva di cibo e acqua da tre giorni, proprio da papà Beppino è stata fatta entrare nella stanza della fi­glia assieme al fratello Armando Englaro: «Mi ha chiesto di vederla perché critiche 'ferocissime e cru­deli' mettevano in dubbio il suo stato reale», spiega la collega, che là dentro 'scopre' che Eluana, dopo 17 anni di stato vegetativo, «è irri­conoscibile rispetto alle foto » ( di venti anni prima e di ragazza sana), che è «una donna completamente immobile», che «gli infermieri so­no costretti a girarla ogni due ore», per evitare il decubito (come a Lec­co si è fatto per 15 anni), che solo le orecchie «presentano lesioni» in quanto «unica parte del corpo non tutelabile nemmeno girandola»…

C’è da chiedersi come immagina­va che fosse uno stato vegetativo (incontrare questi pazienti è sem­pre una delle esperienze più toc­canti) e se avesse nella sua vita av­vicinato già altri pazienti del gene­re (ma certo non curati come Elua­na). A questo punto, però, di «ferocissi­mo e crudele» c’è solo un terribile sospetto: se davvero una settimana nella casa di riposo di Udine è ba­stata, come dice la Chirico, a fare di Eluana un corpo la cui vista era 'devastante', che cosa le hanno fat­to? Come si distrugge in sette gior­ni un equilibrio stabile da quindi­ci anni? Per Eluana ormai non c’è più nulla da fare, ma a chi di dove­re ora almeno l’obbligo di far e­mergere tutta la verità. Suor Albina, che con suor Rosangela e le altre sorelle ha curato per 15 anni Eluana alla clinica 'Talamoni' di Lecco

Lucia Bellaspiga


e quindi le prime risposte "scientifiche"


L’autopsia: senza piaghe e pesava 52 chili e mezzo
Dall’esame necroscopico una conferma a quanto sempre riferito dalle suore di Lecco: Eluana era in buona salute


a questo punto mi sembra opportuno proporvi il commento a tutta vicenda di Mons Caffarra....sempre per ripristinare la VERITA'

a presto


E’ stata uccisa una persona umana innocente, e per giunta con l’autorizzazione di un tribunale umano... Non lasciamoci confondere dalle pur legittime discussioni sulla Costituzione, sulle competenze degli organi costituzionali, e da cose di questo genere. Prima che cittadini di uno Stato, siamo uomini e donne partecipi della stessa umanità. Prima della legge scritta sulle Carte costituzionali e nei Codici, c’è la legge scritta nel cuore umano. Essa insegna che l’uccisione diretta e volontaria di un essere umano innocente è sempre gravemente immorale; lo è anche quando la morte fosse causata da semplice omissione di un atto che invece avrebbe potuto tenerlo in vita.










domenica 15 febbraio 2009

...un gesto politicamente scorretto...da imitare !!!


Don Aldo Trento restituisce l'onorificenza a Napolitano Aldo Trento è dal 1989 uno dei più noti missionari della Fraternità San Carlo Borromeo in Paraguay. Ha sessantadue anni ed è responsabile di una clinica per malati terminali di Asunción. Il 2 giugno scorso il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, gli aveva conferito il titolo di Cavaliere dell’Ordine della Stella della solidarietà. Ieri Trento ha restituito l’onorificenza a Napolitano a causa della mancata firma del decreto che avrebbe arrestato il protocollo medico per Eluana Englaro. “Come posso io, cittadino italiano, ricevere simile onore quando Lei, con il suo intervento, permette la morte di Eluana, a nome della Repubblica italiana?”. “Ho più di un caso come Eluana Englaro”, racconta Aldo Trento al Foglio. “Penso al piccolo Victor, un bambino in coma, che stringe i pugni, l’unica cosa che facciamo è dargli da mangiare con la sonda. Di fronte a queste situazioni come posso reagire al caso Eluana? Ieri mi portano una ragazza nuda, una prostituta, in coma, scaricata davanti a un ospedale, si chiama Patrizia, ha diciannove anni, l’abbiamo lavata e pulita. E ieri ha iniziato a muovere gli occhi. Celeste ha undici anni, soffre di una leucemia gravissima, non era mai stata curata, me l’hanno portata soltanto per seppellirla. Oggi Celeste cammina. E sorride. Ho portato al cimitero più di seicento di questi malati. Come si può accettare una simile operazione come quella su Eluana? Cristina è una bambina abbandonata in una discarica, è cieca, sorda, trema quando la bacio, vive con una sondina come Eluana. Non reagisce, trema e basta, ma pian piano recupera le facoltà. Sono padrino di decine di questi malati. Non mi interessa la loro pelle putrefatta. Vedesse i miei medici con quale umiltà li curano”. Don Aldo Trento dice di provare un “dolore immenso” per la storia di Eluana Englaro. “E’ come se mi dicessero: ‘Ora ti prendiamo i tuoi figli malati’. Il caso di Udine ha sconvolto tutti, medici e infermieri. L’uomo non si può ridurre a questione chimica. Come può il presidente della Repubblica offrirmi una stella alla solidarietà nel mondo? Così ho preso la stella e l’ho portata all’ambasciata italiana del Paraguay. Qui il razionalismo crolla lasciando spazio al nichilismo. Ci dicono che una donna ancora in vita sarebbe praticamente già morta. Ma allora è assurdo anche il cimitero e il culto dell’immortalità che anima la nostra civiltà”.