giovedì 5 febbraio 2009

ELUANA ENGLARO E' UNA DI NOI.....


Diciamo tutti: SI ALLA VITA.
Eluana Englaro è una di noi.
Eluana è viva non è morta 17 anni fa; Eluana non è un paziente terminale; le sue condizioni di salute sono stabili e quindi non si può parlare di accanimento terapeutico, perché alimentazione e idratazione non possono essere considerate “cure inutili”; togliere il sondino a Eluana è paragonabile a togliere cibo e acqua a una qualsiasi persona;
la MORTE che ne deriverebbe avrebbe la durata di un processo lungo e doloroso.
Nessuno può permettersi di discriminare tra vite degne di vivere e vite che non lo sono.

Neppure i giudici di Cassazione possono farlo.

Per salvare Eluana e per impedire che altre migliaia come lei si trovino nelle stesse condizioni, nell’attesa che il Parlamento Italiano emani una legge che limiti l’accanimento terapeutico e vieti qualsiasi forma di eutanasia, chiediamo al Presidente del Consiglio dei Ministri e a tutto il Governo di intervenire con un Decreto Legge d’urgenza . Rispettiamo il dolore della famiglia di Eluana, ma riteniamo che nessuno abbia diritto di vita e di morte su una persona. Il Governo, come ha affermato il Presidente Pierferdinando Casini, deve intervenire perché il diritto alla vita è garantito dalla nostra Costituzione.

martedì 3 febbraio 2009

Cara Eluana...ti vogliamo bene ...Rimani con noi


CI SIAMO...SIAMO QUASI ALLA FINE...
...ALLA FINE DELLA VITA DI UN ESSERE UMANO: ELUANA
per qualcuno è una "liberazione" dopo anni di calvario....
per altri si tratta di un atto "umano".....
per altri ancora un "fatto normale"...si rispetta la "libertà" di un individuo...
...per altri ancora si rispetta solo una sentenza dello Stato italiano...

per me, e per tanti altri è semplicemnte la" resa" di fronte alla sofferenza...
un pericoloso precedente, "l'inizio della fine...."
la vittoria della morte sulla vita....hanno prevalso le ragioni dell'egoismo su quelle dell'altruismo, della solitudine su quelle della condivisione e della comunione....
la vittoria del diritto sul quella della natura umana....

da ora in poi tutti quelli che vivono un "problema" (un handicappato in casa, un ammalato terminale da accudire, un anziano da assistere, un bambino in grembo inatteso) si sentiranno in diritto di chiedere allo Stato una sentenza per farla finita....
un paese che permette questo è un paese che non ha futuro, è un paese destinato a morire !!!

qualcuno vorrebbe di fronte a tutto questo "rispetto" e "silenzio"; bisognrebbe evitare perfino di vegliare, invocare la miseriocrdia di Dio....beh io, per fortuna non solo io, non sono della stessa opinione e pertanto invito tutti alla riflessione e alla preghiera...siamo solo uomini non possiamo disporre della vita degli altri !!!

un caro saluto, Domenico SAVINO

domenica 1 febbraio 2009



Allora ci siete......ho cominciato a ricevere i vs graditi suggerimenti oltre a qualche critica....lo avete fatto tramite il mio indirizzo privato....fatelo pure attraverso il blog...così condividiamo tutti le riflessioni, i pensieri e le considerazioni......



ne approfitto per regalarvi una foto....ed una frase, visto che oggi è la XXXI Giornata per la Vita ....meglio avere un bimbo in braccio che sulla coscienza !!!




a presto un caro saluto, Domenico SAVINO

SI ALLA VITA .....SEMPRE !!!


La vita è fatta per la serenità e la gioia. Purtroppo può accadere, e di fatto accade, che sia segnata dalla sofferenza. Ciò può avvenire per tante cause. Si può soffrire per una malattia che colpisce il corpo o l’anima; per il distacco dalle persone che si amano; per la difficoltà a vivere in pace e con gioia in relazione con gli altri e con se stessi.La sofferenza appartiene al mistero dell’uomo e resta in parte imperscrutabile: solo "per Cristo e in Cristo si illumina l’enigma del dolore e della morte" ("GS 22").Se la sofferenza può essere alleviata, va senz’altro alleviata. In particolare, a chi è malato allo stadio terminale o è affetto da patologie particolarmente dolorose, vanno applicate con umanità e sapienza tutte le cure oggi possibili. Chi soffre, poi, non va mai lasciato solo.L’amicizia, la compagnia, l’affetto sincero e solidale possono fare molto per rendere più sopportabile una condizione di sofferenza. Il nostro appello si rivolge in particolare ai parenti e agli amici dei sofferenti, a quanti si dedicano al volontariato, a chi in passato è stato egli stesso sofferente e sa che cosa significhi avere accanto qualcuno che fa compagnia, incoraggia e dà fiducia.A soffrire, oggi, sono spesso molti anziani, dei quali i parenti più prossimi, per motivi di lavoro e di distanza o perché non possono assumere l’onere di un’assistenza continua, non sono in grado di prendersi adeguatamente cura. Accanto a loro, con competenza e dedizione, vi sono spesso persone giunte dall’estero. In molti casi il loro impegno è encomiabile e va oltre il semplice dovere professionale: a loro e a tutti quanti si spendono in questo servizio, vanno la nostra stima e il nostro apprezzamento.Talune donne, spesso provate da un’esistenza infelice, vedono in una gravidanza inattesa esiti di insopportabile sofferenza. Quando la risposta è l’aborto, viene generata ulteriore sofferenza, che non solo distrugge la creatura che custodiscono in seno, ma provoca anche in loro un trauma, destinato a lasciare una ferita perenne. In realtà, al dolore non si risponde con altro dolore: anche in questo caso esistono soluzioni positive e aperte alla vita, come dimostra la lunga, generosa e lodevole esperienza promossa dall’associazionismo cattolico. C’è, poi, chi vorrebbe rispondere a stati permanenti di sofferenza, reali o asseriti, reclamando forme più o meno esplicite di eutanasia. Vogliamo ribadire con serenità, ma anche con chiarezza, che si tratta di risposte false: la vita umana è un bene inviolabile e indisponibile, e non può mai essere legittimato e favorito l’abbandono delle cure, come pure ovviamente l’accanimento terapeutico, quando vengono meno ragionevoli prospettive di guarigione. La strada da percorrere è quella della ricerca, che ci spinge a moltiplicare gli sforzi per combattere e vincere le patologie - anche le più difficili - e a non abbandonare mai la speranza. La via della sofferenza si fa meno impervia se diventiamo consapevoli che è Cristo, il solo giusto, a portare la sofferenza con noi. È un cammino impegnativo, che si fa praticabile se è sorretto e illuminato dalla fede: ciascuno di noi, quando è nella prova, può dire con San Paolo: "Sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne" ("Col 1,24").Quando il peso della vita ci appare intollerabile, viene in nostro soccorso la virtù della fortezza. È la virtù di chi non si abbandona allo sconforto: confida negli amici; dà alla propria vita un obiettivo e lo persegue con tenacia. È sorretta e consolidata da Gesù Cristo, sofferente sulla Croce, a tu per tu con il mistero del dolore e della morte. Il suo trionfo il terzo giorno, nella Risurrezione, ci dimostra che nessuna sofferenza, per quanto grave, può prevalere sulla forza dell’amore e della vita.

Il Consiglio Episcopale permanente della "CEI".