martedì 10 febbraio 2009

....Eluana: pure cremata !!!



ma non si era dichiarato un non credente ?


non aveva detto che la Chiesa non poteva imporgli i valori ?


perchè ora "pretende" la benedizione prima di cremarla ?


dal TGCOM apprendo questa ulteriore drammatica notizia:

Padre:"Niente funerale per Eluana" Solo benedizione, poi verrà cremata

Niente funerale per Eluana Englaro ma solo una benedizione al cimitero di Paluzza (Udine), dove verrà sepolta accanto al nonno Giobatta. Lo ha detto la curatrice speciale di Eluana, Franca Alessio, spiegando che la volontà di papà Beppino è quella di far cremare la figlia e, prima della sepoltura nel cimitero del paese di cui è originario, di farla benedire. Una funzione molto semplice in forma privatissima solo con parenti e amici più cari.

Che almeno non sia morta invano....


ELUANA, ERA UNA DI NOI(MA QUALCUNO HA DECISO CHE DOVEVA MORIRE)
ELUANA E' MORTA. CHE IL SIGNORE L'ACCOLGA E PERDONI CHI L'HA PORTATA A QUESTO PUNTO

CHE ALMENO NON SIA MORTA INVANO:


I fatti parlano da soli e alimentano i più gravi sospetti. Una camera appartata ed isolata perché nessuno entri e possa vedere, il cambiamento dell'iniziale protocollo per renderlo più breve e micidiale, la diffusione di notizie evidentemente false che Eluana stava ancora bene in modo che nella gara a chi arriva primo vincesse la morte. Si aggiungano gli errori ripetuti ed intrecciati della magistratura e le errate interpretazioni del rapporto tra poteri dello Stato.Speriamo almeno che Eluana non sia morta invano e che la indisponibilità della vita umana sia riaffermata in pieno in tutta la sua estensione e chiarezza. Speriamo che la rivolta morale del Paese faccia aprire gli occhi a tutti sul tema del diritto alla vita e della sua dignità fin dall'approvazione in tempi rapidi di una buona legge sul Fine-vita.Nell'immediato chiediamo il corpo della povera Eluana venga sottoposto ad autopsia per evitare che i sospetti che nascono spontanei possano essere dissipati o i colpevoli puniti. E chiediamo che almeno il disegno di legge governativo che non è riuscito ad arrivare in tempo vada avanti bruciando le tappe come era previsto per rassicurare ed esprimere solidarietà almeno alle mille e mille altre Eluane che ancora vivono.


MOVIMENTO PER LA VITA ITALIANO

lunedì 9 febbraio 2009

...mi vergogno di essere italiano

Mio fratello Gianfranco è arrabbiato e me lo ha fatto sapere...gli ho chiesto di pubblicare la sua indignazione...ognuno poteva per tempo fare di più, non si può dargli torto !!!



Si, mi vergogno di essere italiano!!!Se potessi chiederei l'estradizione!!!Comunque io non andrò più a votare a nessuna elezione, anzi andrò, sbarrerò l'intera scheda elettorale non con una X ma col nome di Eluana!!!Sia napolitano che berlusconi hanno ucciso una giovane di 38 anni e quindi per me non ha più senso considerarmi un italiano!!!Perchè berlusconi non ha pensato molto tempo prima di fare tutto ciò che ha tentato di fare in questi ultimi giorni?!Se non mi sbaglio l'ordinanza della cassazione risale a 6-7 mesi fa! Perchè non si è opposto prima: tutto l'appoggio inutile che ha avuto in questi giorni sarebbe stato invece utile e vincente se si fosse mosso subito dopo la sentenza omicida che ha ucciso Eluana!!!Quindi, a 'sto punto, non credo neanche alla buona fede di berlusconi: ha fatto tuitto solo per conquistare punti e per esaltarsi ancora di più al comanda di questa squallida ed orribile italia!!!napolitano, poi, è da impiccare direttamente!!!Ciao, ELUANA!!! Da Stasera TU SOLO VIVI VERAMENTE, noi tutti siamo morti!!!

Ciao ELUANA !!!


...Eluana è MORTA

con lei si è spenta la speranza...

Dio l'accolga nella pace e nella luce del Paradiso...

Dio perdoni suo padre e tutti quelli che insieme a lui l'hanno "accompagnata" alla morte.....


c'è bisogno del silenzio adesso...ma presto dovremo riprendere a gridare lo sdegno e creare le condizioni culturali, prima che politiche,
che quello che è accaduto non accada più...


c'è bisogno di affermare una nuova "cultura della vita" da contrapporre alla cultura eutanasica che sembra prendere il sopravvento nel nostro amato paese...non stiamo aiutando l'economia, non stiamo tutelando la vita dei più deboli e dei più indifesi...


c'è bisogno di crare le condizioni perchè le famiglie che vivono il dramma del dolore e della sofferenza non rimangano sole...


c'è bisogno di affermare il valore della VITA....la vita vale la pena viverla sempre...nel grembo materno, sul letto di un ospedale, in una cella nel braccio della morte, ovunque...


ciao Eluana


un caro saluto, Domenico SAVINO

domenica 8 febbraio 2009

VI RACCONTO ELUANA......

Parla la vedova Coletta La moglie del carabiniere Giu­seppe, assassinato in Iraq a Nasiriyah il 12 novembre nel 2003:

Cos’ha provato, Margherita, entrando nella stanza di E­luana?
La prima volta mi sono fermata sulla soglia della sua porta. Pen­savo di essere più forte. Ho re­spirato a fondo, poi sono entra­ta. Quando l’ho vista, abituata com’ero alle foto di lei ragazza, mi ha scosso, oggi è una don­na. Ma poco dopo è diventa­to tutto così normale, come fossi a trovare una persona in ospedale. Anzi, ho senti­to tanta dolcezza e nessun ribrezzo o pena. Né ho visto alcun 'sacco di patate', co­me qualcuno descrisse E­luana, ma una persona che è tutt’altro. Una persona. La sensazione più bella? Quando l’ho accarezzata. Con la sensazione netta, net­tissima, che lei avvertisse le carezze. Certo è che pensavo d’andare a dare io a lei, inve­ce ho ricevuto assai più di quanto le abbia dato.

Com’era trattata Eluana nella ca­sa di cura lecchese?
Come una regina. Le suore che le stanno accanto ogni giorno la cu­rano, la lavano, la profumano, la portano a spasso sulla carrozzella. Addirittura la depilano, perché E­luana come ogni ragazza non sop­portava d’avere peli sulle gambe.

E come sta? Lei è una donna. Una donna di trentotto anni: ha la mia stessa età. Ha il ciclo mestruale come ogni donna. Apre gli occhi di giorno e li chiude la notte. Respira benissimo e da sola, serenamente. Il suo cuo­re batte da solo, tenace e forte. Ci sono momenti nei quali forse sor­ride e altri nei quali forse socchiu­de gli occhi. Ma quanti sanno dav­vero che Eluana non è attaccata a nessuna macchina? Quanti sanno che nella sua stanza non c’è un macchinario, ma due orsacchiotti di peluche sul suo letto? Che non ha una piaga da decubito? Che in di­ciassette anni non ha preso un an­tibiotico?

I TERMINI DELLA QUESTIONE

È così che viviamo anche questa tristissima vicenda. Una marcia forzata per porre fine all’esistenza di una persona indifesa, sep­pure allo scopo dichiarato di 'liberarla' da una condizione ritenuta insopportabile. E questo con la 'complicità' di una casa per anziani, classificata come 'azienda per i ser­vizi alla persona', trasformata per la circo­stanza in 'casa della morte'

Sulla vicenda di Eluana sono entrati in campo prepotenti forze ideologiche, anche di segno opposto, unite nello scardinare il sottofondo valoriale della convivenza civi­le. Nella tragedia di Eluana hanno identifi­cato uno strumento straordinario per fare breccia nel sistema di valori, patrimonio vi­tale di questa società. A quel punto tutto è saltato o è stato stravolto: la logica, il buon senso e la semantica. Lascia, ad esempio, stupefatti che il medico che dovrebbe ac­compagnare alla morte Eluana, a precisa domanda sulla sofferenza eventualmente procurata dalla sospensione di cibo e ac­qua, dica: «Nessuna sofferenza, perché E­luana è morta diciassette anni fa». Allora a­vevano ragione le Suore misericordine di Lecco, quando supplicavano il papà, che diceva la stessa cosa del medico, di essere conseguente, di lasciare loro questa sua fi­glia, che ormai – avendola loro da sempre accudita – consideravano di casa. Se Elua­na è morta 17 anni fa perché accanirsi con tanta protervia per farla morire davvero? Se Eluana non soffrirà, perché disporre di se­darla?

DUILIO CORGNALI (Avvenire 4 Febbraio )

giovedì 5 febbraio 2009

ELUANA ENGLARO E' UNA DI NOI.....


Diciamo tutti: SI ALLA VITA.
Eluana Englaro è una di noi.
Eluana è viva non è morta 17 anni fa; Eluana non è un paziente terminale; le sue condizioni di salute sono stabili e quindi non si può parlare di accanimento terapeutico, perché alimentazione e idratazione non possono essere considerate “cure inutili”; togliere il sondino a Eluana è paragonabile a togliere cibo e acqua a una qualsiasi persona;
la MORTE che ne deriverebbe avrebbe la durata di un processo lungo e doloroso.
Nessuno può permettersi di discriminare tra vite degne di vivere e vite che non lo sono.

Neppure i giudici di Cassazione possono farlo.

Per salvare Eluana e per impedire che altre migliaia come lei si trovino nelle stesse condizioni, nell’attesa che il Parlamento Italiano emani una legge che limiti l’accanimento terapeutico e vieti qualsiasi forma di eutanasia, chiediamo al Presidente del Consiglio dei Ministri e a tutto il Governo di intervenire con un Decreto Legge d’urgenza . Rispettiamo il dolore della famiglia di Eluana, ma riteniamo che nessuno abbia diritto di vita e di morte su una persona. Il Governo, come ha affermato il Presidente Pierferdinando Casini, deve intervenire perché il diritto alla vita è garantito dalla nostra Costituzione.

martedì 3 febbraio 2009

Cara Eluana...ti vogliamo bene ...Rimani con noi


CI SIAMO...SIAMO QUASI ALLA FINE...
...ALLA FINE DELLA VITA DI UN ESSERE UMANO: ELUANA
per qualcuno è una "liberazione" dopo anni di calvario....
per altri si tratta di un atto "umano".....
per altri ancora un "fatto normale"...si rispetta la "libertà" di un individuo...
...per altri ancora si rispetta solo una sentenza dello Stato italiano...

per me, e per tanti altri è semplicemnte la" resa" di fronte alla sofferenza...
un pericoloso precedente, "l'inizio della fine...."
la vittoria della morte sulla vita....hanno prevalso le ragioni dell'egoismo su quelle dell'altruismo, della solitudine su quelle della condivisione e della comunione....
la vittoria del diritto sul quella della natura umana....

da ora in poi tutti quelli che vivono un "problema" (un handicappato in casa, un ammalato terminale da accudire, un anziano da assistere, un bambino in grembo inatteso) si sentiranno in diritto di chiedere allo Stato una sentenza per farla finita....
un paese che permette questo è un paese che non ha futuro, è un paese destinato a morire !!!

qualcuno vorrebbe di fronte a tutto questo "rispetto" e "silenzio"; bisognrebbe evitare perfino di vegliare, invocare la miseriocrdia di Dio....beh io, per fortuna non solo io, non sono della stessa opinione e pertanto invito tutti alla riflessione e alla preghiera...siamo solo uomini non possiamo disporre della vita degli altri !!!

un caro saluto, Domenico SAVINO

domenica 1 febbraio 2009



Allora ci siete......ho cominciato a ricevere i vs graditi suggerimenti oltre a qualche critica....lo avete fatto tramite il mio indirizzo privato....fatelo pure attraverso il blog...così condividiamo tutti le riflessioni, i pensieri e le considerazioni......



ne approfitto per regalarvi una foto....ed una frase, visto che oggi è la XXXI Giornata per la Vita ....meglio avere un bimbo in braccio che sulla coscienza !!!




a presto un caro saluto, Domenico SAVINO

SI ALLA VITA .....SEMPRE !!!


La vita è fatta per la serenità e la gioia. Purtroppo può accadere, e di fatto accade, che sia segnata dalla sofferenza. Ciò può avvenire per tante cause. Si può soffrire per una malattia che colpisce il corpo o l’anima; per il distacco dalle persone che si amano; per la difficoltà a vivere in pace e con gioia in relazione con gli altri e con se stessi.La sofferenza appartiene al mistero dell’uomo e resta in parte imperscrutabile: solo "per Cristo e in Cristo si illumina l’enigma del dolore e della morte" ("GS 22").Se la sofferenza può essere alleviata, va senz’altro alleviata. In particolare, a chi è malato allo stadio terminale o è affetto da patologie particolarmente dolorose, vanno applicate con umanità e sapienza tutte le cure oggi possibili. Chi soffre, poi, non va mai lasciato solo.L’amicizia, la compagnia, l’affetto sincero e solidale possono fare molto per rendere più sopportabile una condizione di sofferenza. Il nostro appello si rivolge in particolare ai parenti e agli amici dei sofferenti, a quanti si dedicano al volontariato, a chi in passato è stato egli stesso sofferente e sa che cosa significhi avere accanto qualcuno che fa compagnia, incoraggia e dà fiducia.A soffrire, oggi, sono spesso molti anziani, dei quali i parenti più prossimi, per motivi di lavoro e di distanza o perché non possono assumere l’onere di un’assistenza continua, non sono in grado di prendersi adeguatamente cura. Accanto a loro, con competenza e dedizione, vi sono spesso persone giunte dall’estero. In molti casi il loro impegno è encomiabile e va oltre il semplice dovere professionale: a loro e a tutti quanti si spendono in questo servizio, vanno la nostra stima e il nostro apprezzamento.Talune donne, spesso provate da un’esistenza infelice, vedono in una gravidanza inattesa esiti di insopportabile sofferenza. Quando la risposta è l’aborto, viene generata ulteriore sofferenza, che non solo distrugge la creatura che custodiscono in seno, ma provoca anche in loro un trauma, destinato a lasciare una ferita perenne. In realtà, al dolore non si risponde con altro dolore: anche in questo caso esistono soluzioni positive e aperte alla vita, come dimostra la lunga, generosa e lodevole esperienza promossa dall’associazionismo cattolico. C’è, poi, chi vorrebbe rispondere a stati permanenti di sofferenza, reali o asseriti, reclamando forme più o meno esplicite di eutanasia. Vogliamo ribadire con serenità, ma anche con chiarezza, che si tratta di risposte false: la vita umana è un bene inviolabile e indisponibile, e non può mai essere legittimato e favorito l’abbandono delle cure, come pure ovviamente l’accanimento terapeutico, quando vengono meno ragionevoli prospettive di guarigione. La strada da percorrere è quella della ricerca, che ci spinge a moltiplicare gli sforzi per combattere e vincere le patologie - anche le più difficili - e a non abbandonare mai la speranza. La via della sofferenza si fa meno impervia se diventiamo consapevoli che è Cristo, il solo giusto, a portare la sofferenza con noi. È un cammino impegnativo, che si fa praticabile se è sorretto e illuminato dalla fede: ciascuno di noi, quando è nella prova, può dire con San Paolo: "Sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne" ("Col 1,24").Quando il peso della vita ci appare intollerabile, viene in nostro soccorso la virtù della fortezza. È la virtù di chi non si abbandona allo sconforto: confida negli amici; dà alla propria vita un obiettivo e lo persegue con tenacia. È sorretta e consolidata da Gesù Cristo, sofferente sulla Croce, a tu per tu con il mistero del dolore e della morte. Il suo trionfo il terzo giorno, nella Risurrezione, ci dimostra che nessuna sofferenza, per quanto grave, può prevalere sulla forza dell’amore e della vita.

Il Consiglio Episcopale permanente della "CEI".